Compagni dai campi… e dalle officine…..

Massimo Luca Climati è un amico. Quella che segue è una lettera aperta agli “identitaria tardivi”. Insieme a Luca e ad altri amici abbiamo dato vita a un cantiere: un centro studi che abbiamo scelto di chiamare “Patriottismo Costituzionale”. Tutti quanti insieme abbiamo deciso di partecipare alle imminenti elezioni nelle file della Lista del Popolo. Pur con tutti i limiti che questo progetto presentava e ci ha rivelato, abbiamo considerato che era l’unica proposta politica che mettesse esplicitamente al centro la Costituzione del ’48. E questo ci è bastato. Per ora.

Tutti noi proveniamo da storie “di sinistra”. Tutti noi però abbiamo aperto gli occhi sui limiti strutturali della cultura della sinistra occidentale, sfociata nel liberismo economico, nelle politiche antipopolari e nel disprezzo del popolo, nella svendita del paese e della sua economia, nella chiusura nel recinto dei diritti civili e della parcellizzazione identitaria, nell’internazionalismo astratto, nell’europeismo o nell’altreuropeismo, nel noborderismo e nell’autorazzismo, nell’assoluto disinteresse e idiosincrasia nei confronti dell’interesse nazionale.

Io personalmente penso che la cultura di questa sinistra (moderata, riciclata o estrema) sia un ostacolo alla messa a fuoco dei problemi del momento e alla costituzione di una forza popolare che possa minimamente sperare di avere la forza di sconfiggere e mettere la briglia a quelle “forze … estremamente potenti, abili nella manipolazione delle menti, votate al male e pronte a tutto”, sia italiane che straniere, che vincono facile grazie allo stallo e all’impotenza culturale di chi dovrebbe combatterli.

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(lettera agli “identitari tardivi”)

di MASSIMO LUCA CLIMATI

 

Carissimi identitari, rivoluzionari e “marxisti immaginari”

Voi che vi imbonite l’animo illudendovi di praticare una lotta di classe con modalità novecentesche.

Voi pochi, tanti , in buona fede.

Voi che temete, come i gatti l’acqua, il termine Nazione o Sovranità Nazionale, salvo dimenticare la sua connotazione in ogni Patria attaccata dal Satana finanz-capitalista, dal Vietnam di Ho Chi Minh al Venezuela di Chavez, al Chile di Allende o all’Africa dei Semkara e dei Ben Barka , Lumumba o Neto.

Voi vi ostinate a non vedere che oggi lo scontro con le multinazionali ed il capitale finanziario, una vera Idra a mille teste, è oggettivamente cento volte più arduo che quello che vide Gesù il Galileo confrontarsi con il Sinedrio e l’impero Romano e non può avvenire su coniugazioni da “secolo breve”, poiché non esistono più le condizioni di allora, dopo il 1989.

Voi vedete fascisti dappertutto, tranne i fantasmi sorgere ed incarnarsi da nuove repubbliche di Weimar redivive, tartassanti nuovi classi medie, nuovi trattati di Versaglia, regalare a quelli veri, in carne ed ossa, funzionali al nemico come spauracchio consunto, un Popolo che è il Nostro!

Non cogliere l’oppressione del politicamente corretto, della separazione di genere, di tutte le corbellerie dei diritti civili che sovrastano quelli Veri e Sociali, vuole dire rinunciare alla propria Storia; soprattutto rinunciare a Vincere e a proporre un’alternativa.

Un Nuovo Sogno da mangiare ed un nuovo Sole dell’Avvenire.

L’eutanasia del morire sereni abbracciati con il proprio orsacchiotto-feticcio tranquillizzante, coerenza a buon mercato, piuttosto che affrontare il nemico oltre le Colonne d’Ercole di uno scenario politico superato ed inefficace, è così “inevitabile”.

Essere oggi….. o non essere….. affrontare con le opportune armi politiche lo scontro con l’oppressore reale, le multinazionali, la UE, L’OCCIDENTE -BABILONIA, LE PLUTOCRAZIE, LE BANKE, oppure scegliere il rassicurante oblio? Ri-nascere, fallire, per fallire ancora, senza paura, di sconfitta in sconfitta, comprendendo che da ogni tappa, con fatica, potrà in salita ri-nascere un futuro per chi è pre-destinato a venire generazionalmente dopo di noi?

Penso che il Dopo, sia ancora, cari sorelle e fratelli identitari in buona fede, più importante del nostro misero e triste oggi.

Voglio ancora sorridere al futuro. Umanamente.

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Terrorismo psicologico neoliberista

Dal 12 febbraio, quei fondamentalisti del libero mercato dell’Istituto Bruno Leoni hanno appeso all’ingresso delle stazioni di Milano e Roma un contatore che intrattiene piacevolmente i viaggiatori sull’andamento del debito pubblico italiano.

 

L’esperienza che sperimentano gli indaffarati viaggiatori in partenza dalle due capitali della repubblica italiana è più o meno questa:

 

Sul loro sito, nella pagina dedicata a questa simpatica campagna, che hanno intitolato, con la loro inconfondibile sensibilità democratica, #ognipromessaèdebito, questi morti viventi, usciti dalle loro tombe in cui erano stati sotterrati dai cumuli di macerie di ben due guerre mondiali, scrivono che i due maxischermo sono

il modo attraverso cui il nostro Istituto vuole contribuire alla campagna elettorale. (…) Non c’è bisogno di spiegare il gioco di parole: ogni rigo dei programmi dei partiti che contenga l’impegno ad aumentare la spesa o tagliare le tasse senza contestualmente trovare adeguata copertura andrà a ingrossare il debito pubblico. Ogni promessa fa debito. E il messaggio che il debito lancia agli italiani così come agli osservatori stranieri è semplice: ogni euro di maggiore debito, che si vada ad aggiungere agli oltre 2.280 miliardi già accumulati, è un euro di maggiori tasse domani. La consapevolezza che prima o poi il debito andrà ripagato è il principale vincolo alla crescita italiana, il più forte freno agli investimenti e la più pesante eredità per le generazioni future. È singolare che sia anche il tema più trascurato della campagna elettorale.

Parole che, detto per inciso, dimostrano la stessa sensibilità democratica (ma più latamente ed empaticamente umana) che possiamo trovare in queste parole del padre di tutti gli zombi che infestano il nostro presente, Fiederich Von Hayek: l’unico modo per bloccare il processo mediante il quale si compera il sostegno della maggioranza garantendo speciali benefici a gruppi di clientes sempre più numerosi, portatori di interessi particolari, sta nel fatto che la gente capisca che dovrà pagare sotto forma di tasse esplicite … tutto ciò che il governo può spendere.

Per poi aggiungere, sfoderando la loro formidabile logica da buoni padri di famiglia altoborghese fineottocentesca:

la matematica non è un’opinione: per ridurre il debito bisogna tagliare la spesa e portare il Paese in una condizione di pareggio di bilancio strutturale

Tutte queste affermazioni si basano su almeno due princìpi arbitrari: che lo stato sia una azienda che, come tutte le aziende private, deve indebitarsi con le banche private, e quindi deve farsi pagare i servizi e gli investimenti che eroga con le tasse che raccoglie (il tutto maggiorato dagli interessi e, perché privarcene?, dal margine di profitto). E se andiamo ancora più a fondo, troviamo due idee correlate che sostengono i due princìpi precedenti: che il mercato e la libera dinamica dei prezzi assicuri un efficiente ed efficace utilizzo delle risorse, mentre lo stato democratico ne fa un utilizzo inefficiente perché condizionato dalle pretese particolari dei suoi cittadini (noterete quanto in profondità sia penetrata questa seconda idea nella mente degli Italiani sin dall’inizio degli anni Novanta, e capirete certo le basi del successo del progetto di Grillo, e quanto pericoloso sia).

Ora, a quanti dei lettori di questo post non facciano parte di quel 20% di italiani che possiedono poco meno del 70% della ricchezza nazionale (nel qual caso capirei il vostro eventuale neoliberismo, che siate consapevoli o meno del fatto che si tratta di una mistificazione bella e buona della realtà),

propongo un esperimento mentale.

Nel 2010, il pil del nostro paese era di 1.548.816 mln €

Nello stesso anno, la spesa pubblica complessiva era stata di 793.513 mln €

Nel 2010, la spesa pubblica ha inciso sul pil per il 51%

Provate a immaginare cosa significhi per il nostro benessere sottrarre parte dell’apporto della spesa pubblica al prodotto nazionale lordo. Ma di quanto intendono ridurre la spesa pubblica questi fantasmi sfuggiti dalle discariche del passato? Di molto, se consideriamo insieme al baubau sul debito pubblico l’altra proposta dellIBL, quella dell’aliquota unica al 25%. Attualmente le aliquote sono cinque:

Di quanto si ridurrebbero le entrate dello stato fosse attuata tale proposta (che poi è quella del centro destra)? Ve lo dico con le parole di Leonardo Mazzei che alla proposta ha dedicato un denso, documentato e articolato articolo pubblicato su sollevazione:

L’Istituto presieduto da Nicola Rossi ammette minori entrate per 95,4 miliardi, da compensare con 64,2 miliardi di minori uscite già indicate nel testo ed altri 31,2 miliardi da ottenersi con un’ulteriore spremuta di spending review.

Ma cosa significa per la nostra vita concreta una tale riduzione della spesa pubblica? Ve lo dico con due grafici tratti da Stato sociale, politica economica e democrazia, curato da Paolo Ramazzotti:

 

 

Il livello della spesa pubblica ha una relazione diretta con l’occupazione. Insomma, dovete scegliere: o vi preoccupate della spesa pubblica o vi preoccupate dell’occupazione. Così come dovete scegliere se preoccuparvi del debito pubblico o del risparmio privato:

 

e anche nell’esotico Pakistan è così:

 

Insomma, mettetela come volete, ma senza il debito pubblico saremmo letteralmente nella kakka.

Se fate parte di quell’80% di Italiani che devono accontentarsi del 30% della ricchezza nazionale, dovreste difendere con le unghie e con i denti il debito pubblico, invece di farvi terrorizzare dai pannelli esposti all’entrata delle stazioni dagli hayekiani nostrani.

Il vero problema non è nel debito pubblico, ma nella “denazionalizzazione” della moneta (il titolo del testo da cui ho tratto la citazione di Hayek è, guarda caso, La denazionalizzazione della moneta), nella sottrazione della sovranità statale sulla moneta a cui ha lavorato con pazienza e successo il grande capitale anglosassone e centroeuropeo che in quel 20% di ricconi italiani ha trovato e trova un umanissimamente interessato alleato (umanissimo, perché è normale, ce lo si può aspettare e sarebbe strano il contrario, che quel 20% curi i suoi interessi; siamo noi dell’80% che siamo strani). Sottraendo la sovranità monetaria allo stato, lo hanno costretto a prendere in prestito il denaro dalle banche private, come una comunissima azienda privata (lo stato-azienda), e a pagare gli interessi. In Italia questo passaggio è stato attuato nel 1981 dall’accordo tra Andreatta e Ciampi che ha reso indipendente la banca centrale italiana dal Tesoro. È da quel momento che il debito è schizzato in alto sospinto dalle spese in interessi. È da quel momento che un’intera classe dirigente, che negli anni precedenti aveva cominciato a sperimentare e praticare timidamente e per buona parte inconsapevolmente (come un autista che guida una macchina senza sapere una ciccia di come il suo motore funzioni) la sovranità dello stato sulla moneta, comincia a morire, senza neanche sospettare di avere gli anni contati o forse inconsapevole delle forze schierate contro di lei o forse illusa di poterle costringere a scendere a patti con lei o di reggerne l’urto.

Capire questi passaggi e non farsi intrappolare dagli incantesimi delle fattucchiere neoliberiste non risolverà certo magicamente i nostri problemi. Le forze che appoggiano i sacerdoti italiani della religione del libero mercato, che ha nella colpa del debito da espiare il suo massimo strumento incantatorio, quelle forze, dicevo, sono estremamente potenti, abili nella manipolazione delle menti, votate al male e pronte a tutto.

Sarà dura.

 

P.S. nel sito del Pedante, potete trovare un controcontatore, quello dei soldi che l’Italia sta regalando all’Europa a partire dal 2000. Chi di contatore ferisce …

 

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Gli Inglesi, Pinochet, e i nostri giornaloni.

Tre collegamenti a materiale relativo all’appoggio inglese al colpo di stato di Pinochet in Cile.

I documenti inglesi desecretati e resi pubblici dallo storico inglese Mark Curtis.

Un bellissimo articolo di Bill Mitchell sullo stesso argomento.

Un articolo su Sputnicknews sempre sullo stesso argomento.

 

E i grandi giornaloni italiani?

 

La Repubblica delle Banane: non pervenuto.

 

La Stampa di Regime: non pervenuto

 

Il Corriere della Serva: non pervenuto

 

Lo Zerbino del Padrone: non pervenuto

 

Se vi accontentate, ci sarebbe l’Antidiplomatico:

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Denaro facile e inflazione

Viviamo in un mondo in cui il rafforzamento dell’economia (e quindi l’aumento dell’occupazione) è un problema. Viviamo nel fantastico mondo del capitalismo sfrenato. Come alla fine dell’Ottocento. O nei primi trent’anni del Novecento. Con una differenza: che ora, in fondo in fondo, anche LORO sanno quali sono le conseguenze per chi guida una macchina senza freni. Ma in fondo “loro sperano che se la cavano”. E nel mentre mentono sapendo di mentire.

contro analisi

Volete capire cosa sia il neocapitalismo e smascherarne i trucchi retorici? Leggete i commenti di CNN sul crollo della borsa. La cui causa sarebbe la preoccupazione, cito, “che un ulteriore rafforzamento dell’economia possa far partire l’inflazione, assente negli ultimi nove anni; il che costringerebbe la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse”.
Che significa? Significa che dalla crisi del 2008, ininterrottamente, chi aveva capitali o sapeva come procurarseli (ai ricchi, le banche li offrivano a costo zero o quasi) ha fatto un sacco di soldi mentre il costo del lavoro e delle materie prime è restato uguale o è calato, determinando l’impoverimento dei lavoratori e della classe media, oltre che il saccheggio dell’ambiente e dei beni comuni. Si capisce che l’ineguaglianza economica sia aumentata oscenamente, con la complicità dei media e dei partiti liberisti di destra e di quelli di sinistra (in Italia, berlusconiani e piddini, che se…

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Nessuno tocchi il compagno Zuckerberg

Nel post precedente scrivevo dell’attacco a Facebook lanciato recentemente da due dei suoi fondatori e da sua eminenza (grigia) SoroS. Una utente ha commentato l’articolo con queste parole:

È anche un forte distrattore ossia fornisce stimoli visivi tali per cui l attenzione non si ferma su nulla quindi non si ritiene nulla e apprendimento e memoria vengono sollecitati sterilmente. Le notifiche in quadratino rosso sono il distrattore peggiore perché cadono alla periferia del campo visivo e sono salienti a livello motivazionale perché costituiscono il feedback gratificante di cui parla lei nell’articolo. Questo inficia tutti i meccanismi cognitivi principali facendo funzionare il cervello come una macchina accelerata al massimo con il freno a mano innescato.

Ora, ripeto, se volete parlare male di Facebook, io voglio essere il primo a farlo. Sospetto che i social, insieme alla pubblicità, ai cartoni animati dai ritmi indiavolati e ai media per immagini in genere, associati all’età sempre più bassa in cui i bambini vi entrano in contatto, sia alla base di una involuzione nelle capacità di astrazione, soprattutto linguistica, e di attenzione che chi vive a stretto contatto con le giovani generazioni (come me) sperimenta anno dopo anno (su questo fenomeno ha scritto parole illuminanti Giovanni Sartori nel suo Homo videns).

Tuttavia, il tema del mio post non era questo.

Quello che volevo fare notare era la stranezza della contemporaneità dell’attacco dei due ex collaboratori di Zuckerberg, il novembre del 2017, della grande risonanza che queste dichiarazioni hanno avuto sui media tradizionali, e il fatto che ai due si sia subito associato George il palindromo, nella riunione dei padroni del mondo che si tiene ogni anno a Davos. L’argomentazione principale adottata dai tre è praticamente la stessa: il meccanismo della ricompensa facile e immediata su cui è costruito Facebook e tutti gli altri social crea dipendenza e ha effetti negativi sul tessuto sociale. Tutto vero, ma la critica non si ferma qui. Ed è qui che la cosa si fa interessante.

Afferma Chamath Palihapitiya (la trascrizione del suo intervento davanti agli studenti della Stanford University la trovate su byoblu.com)

Gli stimoli di feedback a breve termine, basati sulla dopamina, che abbiamo creato, stanno distruggendo il modo in cui la società funziona: nessuna coscienza civile, nessun senso di cooperazione, disinformazione, falsità… (la sottolineatura è mia)

E subito dopo un riferimento preciso buttato lì come cosa scontata

E non si tratta di un problema americano, non si tratta delle pubblicità dei russi: questo è un problema globale. (la sottolineatura è sempre mia)

E quando l’ex presidente di Facebook fa un esempio concreto delle conseguenze sociali dei social, l’esempio è questo:

Prendiamo come esempio quella bufala su Whatsapp, dove in qualche villaggio in India la gente aveva paura che i suoi figli potessero venire rapiti. Il risultato è che abbiamo assistito a dei linciaggi! Le persone facevano i “vigilantes“, andavano in giro pensando di aver trovato il colpevole… Insomma: siamo seri? Ecco, questo è ciò con cui abbiamo a che fare!

Cosa pensate sia rimasto nella testa degli studenti della Stanford University alla fine di questa tirata? Che il meccanismo del feedback e della soddisfazione immediata su cui si basa Facebook crea personalità dipendenti, fragili, disattente, sempre altrove rispetto al qui e ora, oppure che i social siano veicoli di notizie false e fonte di manipolazione? E se poi ponete l’intervento di Chamath Palihapitiya sullo sfondo di tutta la guerra dei media tradizionali a Trump susseguente alla sua elezione e alla polemica montata contro i social media, e Facebook in particolare, per il loro presunto ruolo nella sua vittoria, tutte cose che gli studenti della Stanford University conoscono bene, e che di sicuro conoscono soprattutto attraverso quegli stessi media tradizionali, ripeto: cosa pensate sia rimasto nella testa degli studenti della Stanford University alla fine del discorso di Chamath Palihapitiya?

Lo stesso schema è stato usato da SoroS nel suo intervento a Davos. Prima il fumo:

Le social media companies “ingannano i loro utenti manipolando la loro attenzione e dirigendola verso i loro obiettivi commerciali, provocando deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono, il che è molto pericoloso soprattutto per gli adolescenti”.

Poi l’arrosto:

Ma non è solo questo: “nella nostra era digitale le social media companies stanno inducendo le persone ad abbandonare la loro autonomia. E le persone senza libertà di pensiono possono essere manipolate con facilità. È un pericolo attuale e ha già svolto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali americane“. (anche in questo caso la sottolineatura è mia)

Il bue che dice cornuto all’asino.

Ricordate la Botteri all’indomani della vittoria di Trump? L’ideale di SoroS, evidentemente, è

una stampa … compatta e unita contro un candidato

e la sua più grande preoccupazione (la stessa della inconsapevole Giovanna) è per

una stampa che non ha più forza e non ha più peso in questa società americana

E come non collegare le uscite pubbliche recenti e praticamente contemporanee contro Facebook, con tutta l’orgia, anche italiana, contro bufale e fake news?

Il compagno Zuckerberg si trova in un bel pasticcio: da una parte ha creato un meccanismo che può controllare sino a un certo punto (oltre il quale rischia di danneggiare il suo modello di business), dall’altra è posto sotto una straordinaria pressione da parte dei padroni del mondo (di cui SoroS è il ragazzino delle commissioni). Al compagno Zuckerberg, dunque, deve andare tutto il nostro sostegno e la nostra attiva solidarietà.

Lunga vita al compagno Zuckerberg! Lunga vita a Facebook!

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Epilogo. Il fatto è che in tutta questa storia io vedo all’opera lo stesso medesimo schema utilizzato da anni dal grande capitale e dai suoi organi di manipolazione di massa per infinocchiare il popolo “progressista e di sinistra” e coinvolgerlo in battaglie che hanno un obiettivo di facciata coerente con i suoi (del popolo “progressista e di sinistra”) valori e ideali civili (l’autonomia di pensiero, il pensiero critico, la difesa delle giovani generazioni dalla manipolazione, ecc.) e un obiettivo, ben più importante, (in questo caso neanche tanto) nascosto (sbarazzarsi di un pericoloso competitore (suo malgrado, lo ammetto) nel controllo e nella manipolazione dell’opinione pubblica). Prima di partecipare alla lotta, chiediamoci se è la nostra lotta, chi la guida e se i suoi obiettivi sono i nostri. Insomma, tra SoroS (il ragazzino delle commissioni del grande capitale) e Zuckerberg, in questo momento, a chi ha veramente a cuore la libertà di espressione e la varietà e indipendenza delle fonti di informazione, con chi conviene schierarsi?

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Attacco a Facebook

fbdipendenza

Guardate, se volete parlare male dei social, di Facebook, Whatsup, Twitter, comincio io. Tuttavia …

ChamatPochi giorni fa incappo in un video del sito di Claudio Messora in cui Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook, attacca frontalmente il social più frequentato al mondo. In buona sostanza confessa pubblicamente che consapevolmente hanno inventato un meccanismo basato su 

stimoli di feedback a breve termine, basati sulla dopamina

che

stanno distruggendo il modo in cui la società funziona: nessuna coscienza civile, nessun senso di cooperazione, disinformazione, falsità…

Veloce ricerca su cosa sia la dopamina e trovo che sono legati alla sfera del piacere, della motivazione:

Stimoli che producono motivazione e ricompensa (fisiologici quali il sesso, cibo buono, acqua, o artificiali come sostanze stupefacenti, o elettrici ma anche l’ascolto della musica), stimolano parallelamente il rilascio di dopamina nel nucleus accumbens.

dopamina2
Gli stessi concetti e le stesse preoccupazioni espresse da Chamath Palihapitiya sono espresse anche da Sean Parker, fondatore di Napster e presidente di FB nei primissimi passi del social: “sfrutta le vulnerabilità psicologiche delle persone”; “cambia letteralmente la relazione di un individuo con la società e con gli altri.”; “Solo Dio sa cosa sta succedendo al cervello dei nostri piccoli”.

Sean_Parker_2011

Poi considero lo spazio che queste esternazioni hanno nei media tradizionali americani e anche italiani (vedi qui, qui, qui, qui, qui, qui, e qui) e comincio a insospettirmi. Infine scovo per caso questo articolo, in cui anche George SoroS il palindromo si scaglia violentemente contro FB e Google.

soros_wild_hair

Uhm … qui gatta ci cova.

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I cittadini britannici vogliono la fine del neoliberismo

Un cambio radicale di paradigma, ecco quello che ci vuole. Rinnovare totalmente il nostro bagaglio di idee e valori. Non cadere nelle trappole mentali inventate dall’avversario. Pragmatismo e aderenza all’esperienza: se sto male e, soprattutto, attorno a me tutto peggiora, allora le soluzioni adottate da quaranta anni a questa parte non funzionano (o almeno non funzionano per me e la stragrande maggioranza, mentre funzionano per grandi creditori e grandi multinazionali). Ritorno al passato: più stato, più pubblico, più pianificazione economica, più controlli, più democrazia, più produzione locale, più nazionalizzazioni, più lavoro e che si fotta il pareggio di bilancio.

Questo che segue è un estratto di un post di Bill Mitchell. In esso (nell’estratto) l’autore sintetizza i risultati di una indagine sull’opinione degli Inglesi rispetto al ruolo dello stato nell’economia. Il neoliberismo è nato in Gran Bretagna con la Tatcher. Inizierà a morire in Gran Bretagna con Corbyn? E noi? Per quanto tempo continueremo ad attardarci su neoliberismo, neocolonialismo in salsa francese e neomercantilismo in salsa teutonica?

nazionalizzazione

 

Un recente rapporto del British Legatum Institute (pubblicato a ottobre 2017) – L’opinione pubblica nell’era post-Brexit: atteggiamenti economici nella Gran Bretagna moderna, fornisce un’istantanea molto recente del sentimento pubblico in Gran Bretagna e i risultati riassuntivi sono sorprendenti:

1. “su quasi tutti i temi, il pubblico tende a privilegiare gli ideali di mercato non libero piuttosto che quelli del libero mercato”.

2. “Invece di un’economia non regolamentata, il pubblico favorisce la regolamentazione”.

3. “Invece di aziende che puntano al profitto sopra ogni altra cosa, vogliono che le imprese realizzino meno profitti e siano più socialmente responsabili”.

4. “Invece di acqua, elettricità, gas e ferrovie privatizzati, vogliono la proprietà pubblica”.

5. “Sono favorevoli a un limite alle remunerazioni degli amministratori delegati, ai lavoratori a livello dirigenziale e direttivo e perché il governo abbia un ruolo direttivo nei grandi affari”.

6. “Vogliono che i contratti a zero ore siano aboliti”.

Quella litania sembra un rifiuto categorico delle principali manifestazioni politiche del neoliberismo.

Il capitalismo (la versione neoliberista) è visto come “avido, egoista e corrotto” e questo sentimento attraversa tutte le fasce d’età.

Quando è stato chiesto di valutare il “settore pubblico rispetto al settore privato”, che è al centro di qualsiasi proposta di invertire la privatizzazione, la relazione ha concluso che:

Più di tre quarti del pubblico afferma che acqua, elettricità, gas e ferrovie dovrebbero essere nelle mani del settore pubblico …

L’impegno di Jeremy Corbyn di nazionalizzare le ferrovie ha un grande appeal in tutte le fasce di età e persino tra gli elettori conservatori … Questo schema è replicato per acqua, gas ed elettricità.

Un rifiuto categorico del programma di privatizzazione.

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