40 anni dalla morte di Moro

PATRIOTTISMO COSTITUZIONALE

di Giuseppe Angiuli

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40 anni fa esatti, la mattina del 9 maggio 1978, si consumava l’ultimo atto di quello che fu non soltanto il più importante delitto politico del novecento italiano bensì un vero e proprio attentato all’indipendenza ed alla sovranità del nostro Paese, ossia un’inedita forma di colpo di Stato mascherato da atto di terrorismo pseudo-rivoluzionario.

Col rapimento e con l’assassinio di Aldo Moro, le sedicenti “Brigate Rosse” non intesero portare avanti alcun reale progetto rivoluzionario ma, al contrario, agirono in sintonia e con la copertura ad ampio raggio loro offerta dalle componenti più reazionarie degli apparati del nostro Stato e di alcuni Stati stranieri nonchè con la collaborazione attiva di settori della criminalità organizzata (in primis di quella calabrese).

Aldo Moro fu eliminato principalmente perchè era un vero statista e coltivava una visione dell’agire politico all’insegna dell’autonomia, un’autonomia che all’Italia uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale non è…

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I Ladri della Patria

PATRIOTTISMO COSTITUZIONALE

AndreattaCiampi02I Ladri della Patria sono una categoria antropologica che si è sviluppata nella Repubblica italiana nell’immediato dopoguerra, se non in una frazione non marginale della stessa Resistenza. Per averne una certa nozione basta leggere l’ultimo libro di Giovanni Fasanella, Il puzzle Moro, ma anche i precedenti Colonia Italia e Il Golpe inglese. Si tratta di quella categoria di Italiani che non si sono riconosciuti nei due partiti di massa che sono usciti vincenti dall’immensa fornace dei due ultimi anni di guerra e della lotta per la Liberazione dell’Italia dal Nazismo tedesco e dal Fascismo italinano, la Democrazia Cristiana (Ladri! Corrotti!) e il Partito Comunista (Comunisti!). E che in quella vittoria hanno letto un difetto congenito nella “razza italiana”. Un difetto che andava corretto con ogni mezzo.

I Ladri della Patria vivono in Italia, ma non si sentono Italiani. In genere guardano alla Gran Bretagna come alla loro patria…

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La crisi siriana si intensifica

PATRIOTTISMO COSTITUZIONALE

portaereiusaIn un post del 30 aprile, Paul Craig Roberts ribadisce la sua posizione in merito alla crisi siriana e al modo di condurla da parte dei Russi. I quali, secondo l’autore, peccherebbero di eccessive indecisione e illusione nei confronti dei suoi interlocutori occidentali. Per capire la posizione dell’autore, che arriva persino ad auspicare una sconfitta statunitense in uno dei tanti teatri di guerra da loro fomentati, sarebbe forse utile leggersi un recente romanzo (2014), Twilight’s Last Gleaming, di John Michael Greer, romanzo che molto probabilmente Craig Roberts conosce, in cui viene anticipato quello che, secondo molti analisti, è il destino della politica imperialista e unilaterale degli Stati Uniti: ricevere prima o poi una bella e sonora scoppolata da una delle potenze emergenti (nel romanzo, la Cina). Certe idee, insomma, cominciano a circolare anche nel cuore dell’impero d’Occidente.

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di Paul Craig Roberts

Come ho scritto due settimane fa…

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La guerra delle notizie

PATRIOTTISMO COSTITUZIONALE

di Sandro Arcais

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Per ora, la terza guerra mondiale è combattuta nel campo delle informazioni. La posta in gioco è il controllo sulle menti di noi occidentali (probabilmente, il popolo più manipolato di tutta la storia dell’umanità).

Giovedì 26 aprile, il rappresentante russo presso l’OPCW (l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) ha organizzato una conferenza stampa nel quartier generale dell’organizzazione a The Hague. Erano presenti una serie di residenti di Douma, tra cui medici dell’unico ospedale della città. Dalle testimonianze è risultato che a Douma, il 7 aprile, non c’è stato alcun attacco chimico, e che i video messi in rete dagli Elmetti Bianchi sono il frutto di una messinscena.

In pratica, sarebbe successa una cosa più o meno di questo tipo: durante un bombardamento della città, come durante un qualsiasi bombardamento, le persone si sono rifugiate nei rifugi. La densa polvere causata dai bombardamenti si è infilata…

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Il 25 aprile non è una festa

… ad assistere con un misto di frustrazione e rabbia all’esplosione di gioia, in certi salotti giornalistico-intellettuali, alla notizia del sequestro Moro. (Giovanni Fasanella, Il puzzle Moro)

La mattina del giovedì 16 marzo del 1978 io ero in classe. Frequentavo la terza liceo scientifico. Ero seduto nell’ultimo o penultimo banco della terza bancata a destra di fronte alla cattedra, quella accostata alla parete. A metà della mattinata la lezione di filosofia è interrotta dall’ingresso del bidello, non ricordo chi fosse, che annuncia alla professoressa il rapimento di Aldo Moro.

La classe scoppiò in urla di esultanza.

Avevamo 16 anni, chi poco più, chi poco meno. Non capivamo un emerito nulla di politica, di interesse nazionale, di senso dello stato. Eravamo tutti presi e trascinati dai nostri ormoni. La testa imbevuta come una spugna delle idee che erano senso comune. E di conseguenza esultammo a quella notizia.

Eravamo la prova più evidente che l’opera di demolizione del progetto di fare della Repubblica italiana nata dalla Resistenza uno stato non più a sovranità limitata era compiuto.

La lettura del libro di Fasanella è stata per me fonte di sofferenza. La sofferenza che proviene dalla consapevolezza che appartengo a una generazione che non ha capito nulla di quello che gli capitava sotto gli occhi. Una generazione che è stata agita.

Poteva essere evitato tutto questo? Il libro di Fasanella non affronta direttamente questa domanda, ma tutto il suo testo sembra dire che no, non era posibile. Non tanto perché troppo forti erano le forze che dall’esterno lavoravano al fallimento di quel progetto, inglesi primi tra tutte, quanto perchè troppe e troppo forti erano all’interno quelle forze che non avevano mai accettato l’altissima sintesi rappresentata dalla Costituzione repubblicana quale sbocco della Resistenza: la grande borghesia e con lei tutto il mondo liberale, conservatore, fascista che era stato reso politicamente marginale dai partiti popolari e di massa,  e l’ala più internazionalista, filosovietica e rivoluzionaria interna al Partito Comunista, che leggeva come un tradimento l’accettazione da parte del PCI di quel compromesso.

Per questo motivo, spiega [Miguel Gotor], l’intera operazione [il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, ndr] segnò il punto culminante e più complesso della «strategia della tensione» in Italia cominciata con le bombe alla Fiera di Milano del 25 aprile del 1969. Complesso perché saldò un fronte reazionario e un fronte rivoluzionario in una comune eterogenesi dei fini. Quindi non necesariamente in modo organico, diretto, strutturale, organizzato, anzi. Erano due eserciti, per Gotor, che si osservavano e si infiltravano sin dal 1943-45, e convergevano su un medesimo obiettivo: soffocare, se necessario anche nel sangue, qualunque anelito riformatore, seppur di segno cautamente progressivo come quello di Moro.

Il rivoluzionario non voleva le riforme perché temeva di vedere svuotato il contenuto della propria azione palingenetica. Il reazionario perché le considerava un cedimento che avrebbe facilitato la vittoria del nemico «rosso». «Attraverso l’operazione Moro – è la sua conclusione – si celebrò il massimo dell’anticomunismo armato e dell’antifascismo armato in Italia, una sorta di convergenza strategica con le due anime della “strategia della tensione” (“partito del golpe” e “partito armato”) e degli ambienti che l’avevano sostenuta e protteta lungo una storia che ha origine nella lotta armata e nella cesura resistenziale, tra gli sconfitti del patto De Gasperi-Togliatti di entrambi i fronti.» (Giovanni Fasanella, Il puzzle Moro)

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E ora, dopo quasi trent’anni, siamo qui. Totalmente in balia di cupole finanziarie a caccia dei risparmi privati nazionali, potenze straniere nostre “alleate” le cui agende prevedono l’esatto opposto del nostro interesse, una classe dirigente selezionata da queste cupole e da queste potenze. E il tutto condito da una abissale ignoranza in campo economico. Macerie su macerie.

Su queste macerie, un gruppo di amici dalle storie personali più diverse hanno dato vita a Patriottismo Costituzionale, un centro studi, un gruppo di azione politica, una palestra in cui reimparare o imparare per la prima volta il patriottismo, nella consapevolezza che, come afferma Wolfgang Streeck, «Solo all’interno degli stati nazionali può esserci vera democrazia». Tutto il resto è melma prebellica liberale e liberista (quella cosa che quando le cose si mettono male per il capitale si trasforma in fascismo).

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Neoliberism in action

Il neoliberismo in azione. In Sardegna.

PATRIOTTISMO COSTITUZIONALE

di Sandro Arcais

Una delle Verità fondamentali del pensiero neoliberista è che ognuno è personalmente responsabile del proprio destino, e che quindi ognuno, in fondo, si merita quel che ottiene, e che quindi se sei povero, è perché non ti sei impegnato abbastanza, hai troppo cicalato invece di formicare (non fornicare, quella è un’altra cosa), a scuola eri sempre distratto e il lavoro non te lo sei cercato e quando l’hai trovato hai fatto troppo il pretenzioso.

Il che è vero in un certo senso: nel senso micro. Ma ecco che qui interviene la solita fallacia logica neoliberista: che il macro non sia altro che il risultato dei vari micro, che cioè

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Ma questa è una riduzione semplicistica della realtà, a uso e consumo di menti semplici e del grande capitale che su queste semplificazioni ci campa alla grande. In effetti, le relazioni tra livello micro (quello delle nostre responsabilità…

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Come il lupo vestito da nonna.

Pigliaru è una brava persona, ve lo posso assicurare. Ma è un neoliberista alla guida di una giunta regionale che più neoliberista non si può.

Per motivi di studio sto affrontando la lettura del Programma Regionale di Sviluppo 2014-2019, quello emanato dalla giunta Pigliaru, appunto. La lettura è alquanto noiosa a causa del blablabla neoliberista di cui è infarcita, ma ogni tanto è possibile scoprire qualche gemma concettuale che riesce ancora a stupire. Per esempio questa:

si dovrà ripensare l’istituzione scuola, a partire da quella primaria, come un luogo accogliente, che favorisca la voglia di imparare a vivere in un contesto competitivo, per raggiungere livelli di sviluppo confrontabili con quelli delle economie più avanzate.

Quasi quasi emana calore umano, lo stesso di un documentario nazista in bianco e nero sulla gioiosa gioventù ariana alle prese con prove ginniche all’aria aperta.

Oppure questo:

Una parte degli interventi di inclusione attiva si ispirerà pertanto all’innovazione sociale intesa come la capacità di rispondere a bisogni emergenti delle persone attraverso nuove forme di collaborazione e nuovi schemi d’azione. Tale approccio rappresenta peraltro un metodo trasversale per riorganizzare le risposte ai numerosi bisogni sociali: attivando nuovi soggetti privati che, in collaborazione con quelli pubblici, mettano in campo iniziative che stimolino la responsabilità degli stessi destinatari nel cooperare alla produzione dei servizi, con ciò creando anche nuove relazioni sociali, in grado di irrobustire le comunità e le loro capacità di fronteggiare i bisogni dei propri membri.

Insomma, “non ci sono soldi sufficienti, quindi organizzatevi”, ma detto con più eleganza, facendo emergere il lato caldo e tiepido delle “nuove relazioni sociali” e di comunità più robuste e pronte al sempre maggiore ritiro dello stato.

La domanda è: ma se ne accorgono di quanto sono ipocriti e disumani?

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