Federico Dezzani: perché Bruxelles tifa per la Catalogna

Nel suo post Federico Dezzani parla della Catalogna e del referendum per la sua indipendenza; della Spagna e del suo tentativo di bloccare il referendum; delle tarme di Bruxelles e del loro lavoro di indebolimento degli stati nazionali. E fa una previsione: dopo la Spagna tocca a noi.

L’Italia è una invenzione dei poeti, romanzieri, pittori, drammaturghi e musicisti del romanticismo italiano. Questa invenzione ha avuto la sua storia, ed è arrivata sino a noi. In pochi momenti della sua storia, questa invenzione è stata di utilità e beneficio al suo popolo. Quasi sempre il popolo ne è stato escluso, in alcuni momenti con la violenza. In altri momenti è stato costretto a morire per una patria che non li comprendeva. Ma c’è stato un momento in cui una classe dirigente uscita dalla Resistenza al Nazismo e ai suoi tirapiedi fascisti ha reinventato l’Italia, questa volta un’Italia pensata per il benessere del suo popolo, e ha creato l’opera d’arte: la Costituzione del 1948. Di quell’Italia lì abbiamo bisogno. Quell’Italia lì dobbiamo recuperare senza lasciarci tentare da illusioni solipsistiche. Perché dopo la dissoluzione della Spagna o dell’Italia, non c’è Bruxelles e la federazione europea, ma l’impero franco-tedesco e/o quello anglo-americano o la divisione tra entrambi.

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Gli sforzi dell’establishment euro-atlantico per riplasmare il Vecchio Continente procedono su più linee: dall’economia alla società, dalla demografia all’integrità degli Stati nazionali. In ambito economico, abbiamo assistito all’imposizione coatta delle “riforme strutturali” di stampo neo-liberista e alla somministrazione di quell’austerità che ha portato al lastrico l’intera Europa meridionale. Sotto l’aspetto dei costumi, siamo stati testimoni di un violentissimo attacco alla famiglia tradizionale e, parallelamente, alla promozione del modello LGTB. Per quanto concerne la demografia, prima si è inflitto un duro colpo alla già bassa natalità europea con le politiche economiche lato offerta, dal chiaro sapore malthusiano, e poi si è inondato il continente con flussi migratori crescenti dall’Africa e dal Medio Oriente, destabilizzati ad hoc. Ora, è la volta degli Stati nazionali, considerati un relitto dello scorso secolo e, sopratutto, un ostacolo verso quell’Europa federale tanto agognata dall’élite liberal. Pensiamo, ovviamente, a quanto sta accadendo in Spagna.

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