E ora, pubblicità!

di Sandro Arcais

La dissimulazione è la cifra del governo neoliberista occidentale moderno. La pubblicità è la palestra in cui le multinazionali si sono allenate per decenni alle tecniche di manipolazione di massa, e da una quarantina di anni a questa parte è il loro strumento principe, ora che determinano sempre più direttamente le decisioni degli stati nazionali, per tenere distratti i popoli occidentali mentre li si impoverisce, li si precarizza e li si avvicina all’incubo di un conflitto annichilente con la Russia.

Quindi la pubblicità è roba molto seria, ed è bene conoscerne il sorriso

Sorriso

e il grugno.

squalo

La pubblicità ha la funzione fondamentale di stimolare la domanda e di incrementare i consumi. Ma ha soprattutto la funzione, in una economia mondiale dominata dalle multinazionali, di rendere possibile e immaginabile il sogno di qualsiasi amministratore delegato (e di qualsiasi pubblicitario): fare un unico film pubblicitario (e un unico prodotto) per un pubblico omologato e indifferenziato.

A questo scopo, l’uniformizzazione dei consumi, degli stili, dei gusti, ecc., la pubblicità (a braccetto col sistema militare) si serve (e controlla) anche l’altro diffusore di sogni, fantasie e illusioni collettivi: il cinema.

Ma sempre più spesso è la pubblicità stessa, soprattutto quella di grandi marche, a farsi apripista di nuovi modelli di organizzazione sociale: per esempio, un nuovo tipo di famiglia in cui il maschile è totalmente eclissato, e i figli e la madre competono per lo stesso oggetto sessuale, un bambolo gonfiabile animato

La pubblicità controlla quindi tutti i mezzi di comunicazione di massa, e questi ultimi controllano noi. Il risultato è un controllo e una organizzazione sempre più pervasiva e generalizzata degli stili di vita delle società occidentali e, in prospettiva neanche tanto lontana, mondiali

Per ottenere questo risultato l’azione dei pubblicitari è sistematica e lungimirante e può basarsi su risorse praticamente illimitate (che alla fin fine pagano i consumatori stessi, vale a dire i destinatari dell’azione di controllo)

e anche la diffusione dei mezzi di comunicazione portatili e di internet fa la sua parte, soprattutto nei paesi poco sviluppati (“toglietemi tutto, tranne il mio smartphone”)

La verità è che il capitalismo globalista neoliberale delle grandi multinazionali alleate del complesso militare statunitense (il loro braccio armato), come il nazismo, non si accontenta di dominare i popoli col debito, e di forzarli così ad accettare tutte le loro ricette economiche frutto della loro razionalità interessata e psicopatica

Diseguaglianza

ma li vuole convinti credenti dell’unica religione del mercato, la religione delle “tre C”: Competi, Consuma, Crepa (e togliti dalle palle il prima possibile). Ecco perché la penetrazione dei media commerciale e della pubblicità di cui devono farsi veicoli è così importante:

L’unica differenza tra nazismo e capitalismo neoliberista (o neoliberale) è che il primo perseguiva il dominio totale con l’obiettivo di trasformare in realtà un’idea, il capitalismo neoliberista, al contrario, non ha un’idea forte dietro cui mobilitare le masse, non ha un sogno millenario “degno” di impegno, sofferenza e sacrificio. Ha solo la sua fredda razionalità anempatica e il suo calcolo economico, il suo impulso coattivo ad accumulare ricchezza e potere, il suo mazzo di carte truccato da distribuire ai giocatori compulsivi per l’ennesima partita a poker, il suo ring dove tutti concorrono contro tutti, pesi mosca contro pesi medi, massimi contro welter. E dosi sempre più massicce di inganno e manipolazione.

 

Le clip di Glauco Benigni sono estratte da una serie di video che documentano il suo ciclo di conferenza sulla Global Communication tenute nel Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Roma 3

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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