Il neofascismo è un batterio di laboratorio.

 

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E infine, non meno importante, la Cgil deve svegliarsi e non lasciare che siano altri ad appropriarsi della difesa di pensioni, salario e diritti.

Questa è l’unica frase che mi ha pienamente convinto di un articolo apparso sul giornale on-line la Città futura (2018: una tessera antifascista per la Cgil. Le organizzazioni neofasciste attaccano la Cgil. La risposta deve essere all’altezza).

L’articolo prende spunto dai recenti casi di attacco diretto alla CGIL da parte di gruppuscoli neofascisti genovesi, e la invita a mettersi alla testa di un fronte antifascista:

La Cgil deve essere un presidio di democrazia in questo paese, insieme alle associazioni e ai movimenti antifascisti, proprio perché da sempre il principale obiettivo dei fascisti è stato il movimento dei lavoratori. La Cgil deve mobilitare il mondo del lavoro nelle piazze, nelle scuole, nei posti di lavoro.

La chiave di lettura del fenomeno odierno risente fortemente dell’esperienza di quasi cent’anni fa: il movimento operaio e le sue organizzazioni sono sotto attacco delle squadracce fasciste col beneplacito dello stato. L’articolo chiama a

un impegno costante a vigilare sui media, denunciando quelli che concedono loro uno spazio improprio, alludendo a una narrazione distorta sul loro “impegno sociale” nelle periferie, che finisce per sdoganarle anche nell’immaginario collettivo. E un impegno anche maggiore sulle forze dell’ordine, al cui interno non soltanto si tollera ma si alimenta quella cultura neofascista. E una denuncia ferma alle istituzioni, a partire da quelle nazionali, perché si assumano la responsabilità del clima che si è creato nel paese. Un ministro come Minniti, responsabile di una gestione autoritaria e repressiva dell’ordine pubblico e della questione migranti

e poi

I fascisti non possono sentirsi in diritto di entrare nelle nostre sedi. Se alzano la testa è perché viene loro concesso, dalle istituzioni, dalle forze dell’ordine, dai media appunto. Noi non dobbiamo essere tra quelli che glielo permettono.

Ripeto: è una chiave di lettura vecchia e perdente, basata sui classici impeti emotivi della sinistra occidentale e italiana in particolare e non su una analisi il più possibile obiettiva della realtà. La realtà attuale è ben diversa da quella di cent’anni fa. E la differenza fondamentale è che oggi il capitale pensa (probabilmente a ragione) di poter governare direttamente le masse e i processi che le “agiscono” attraverso il diretto controllo dello stato e dei moderni mezzi di comunicazione (manipolazione) di massa. In questo quadro dominato dalle multinazionali internazionali, dalla grande finanza, e da una rinascita in grande stile della competizione colonialista, i gruppuscoli fascisti hanno certamente un ruolo, ma non hanno e non avranno mai la forza di condizionare l’agenda del capitale, come è successo nell’Europa degli anni Venti-Trenta. Oggi il loro ruolo è quello di provocare risposte condizionate nella sinistra, reazioni automatiche scarsamente ponderate. Tocchi il tasto giusto e, tac, ecco la reazione.

La posta in gioco è l’impermeabilità della democrazia liberale, la chiusura dello spazio politico per chi non riconosce le fondamenta liberali/liberiste della rappresentanza politica, tanto nazionale quanto europea. Il neofascismo è il grimaldello, ma utilizzato in forma diversa da come è stato utilizzato nel Novecento. Se nel primo Novecento è servito alla repressione delle classi popolari … nel XXI secolo questo serve alla legittimazione retrospettiva della democrazia liberale quale unico ambito politico della ragionevolezza. Anche gli argomenti per combatterlo vanno dunque calibrati in tal senso … . (tratto da militant-blog.org)

Se io ho ragione, il fenomeno neofascista attuale in Italia, per certi versi artatamente inoculato, ha la funzione di continuare a distrarre l’articolata area di sinistra dal suo obiettivo prioritario, la difesa del mondo del lavoro e dei suoi interessi, tenendola impegnata nella “lotta” diretta contro il neofascismo. E infatti, assistiamo a una sinistra radicale che invece di dedicarsi prioritariamente a lottare per la bonifica dell’ambiente in cui prolifica il batterio fascista (le politiche austeritarie e neoliberiste, le politiche di immigrazione incontrollata, la rinuncia da parte dello stato alla sovranità economica e politica, il pubblico ludibrio a cui è sottoposta l’idea di interesse nazionale o il sentimento di un sano patriottismo) chiede alla CGIL di mettersi a capo di un fronte antifascista isolato, sproporzionato, fuori dal tempo, eterocondotto, e in buona sostanza dannoso.

RepubblicaFascistiPaura

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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