Terrorismo psicologico neoliberista

Dal 12 febbraio, quei fondamentalisti del libero mercato dell’Istituto Bruno Leoni hanno appeso all’ingresso delle stazioni di Milano e Roma un contatore che intrattiene piacevolmente i viaggiatori sull’andamento del debito pubblico italiano.

 

L’esperienza che sperimentano gli indaffarati viaggiatori in partenza dalle due capitali della repubblica italiana è più o meno questa:

 

Sul loro sito, nella pagina dedicata a questa simpatica campagna, che hanno intitolato, con la loro inconfondibile sensibilità democratica, #ognipromessaèdebito, questi morti viventi, usciti dalle loro tombe in cui erano stati sotterrati dai cumuli di macerie di ben due guerre mondiali, scrivono che i due maxischermo sono

il modo attraverso cui il nostro Istituto vuole contribuire alla campagna elettorale. (…) Non c’è bisogno di spiegare il gioco di parole: ogni rigo dei programmi dei partiti che contenga l’impegno ad aumentare la spesa o tagliare le tasse senza contestualmente trovare adeguata copertura andrà a ingrossare il debito pubblico. Ogni promessa fa debito. E il messaggio che il debito lancia agli italiani così come agli osservatori stranieri è semplice: ogni euro di maggiore debito, che si vada ad aggiungere agli oltre 2.280 miliardi già accumulati, è un euro di maggiori tasse domani. La consapevolezza che prima o poi il debito andrà ripagato è il principale vincolo alla crescita italiana, il più forte freno agli investimenti e la più pesante eredità per le generazioni future. È singolare che sia anche il tema più trascurato della campagna elettorale.

Parole che, detto per inciso, dimostrano la stessa sensibilità democratica (ma più latamente ed empaticamente umana) che possiamo trovare in queste parole del padre di tutti gli zombi che infestano il nostro presente, Fiederich Von Hayek: l’unico modo per bloccare il processo mediante il quale si compera il sostegno della maggioranza garantendo speciali benefici a gruppi di clientes sempre più numerosi, portatori di interessi particolari, sta nel fatto che la gente capisca che dovrà pagare sotto forma di tasse esplicite … tutto ciò che il governo può spendere.

Per poi aggiungere, sfoderando la loro formidabile logica da buoni padri di famiglia altoborghese fineottocentesca:

la matematica non è un’opinione: per ridurre il debito bisogna tagliare la spesa e portare il Paese in una condizione di pareggio di bilancio strutturale

Tutte queste affermazioni si basano su almeno due princìpi arbitrari: che lo stato sia una azienda che, come tutte le aziende private, deve indebitarsi con le banche private, e quindi deve farsi pagare i servizi e gli investimenti che eroga con le tasse che raccoglie (il tutto maggiorato dagli interessi e, perché privarcene?, dal margine di profitto). E se andiamo ancora più a fondo, troviamo due idee correlate che sostengono i due princìpi precedenti: che il mercato e la libera dinamica dei prezzi assicuri un efficiente ed efficace utilizzo delle risorse, mentre lo stato democratico ne fa un utilizzo inefficiente perché condizionato dalle pretese particolari dei suoi cittadini (noterete quanto in profondità sia penetrata questa seconda idea nella mente degli Italiani sin dall’inizio degli anni Novanta, e capirete certo le basi del successo del progetto di Grillo, e quanto pericoloso sia).

Ora, a quanti dei lettori di questo post non facciano parte di quel 20% di italiani che possiedono poco meno del 70% della ricchezza nazionale (nel qual caso capirei il vostro eventuale neoliberismo, che siate consapevoli o meno del fatto che si tratta di una mistificazione bella e buona della realtà),

propongo un esperimento mentale.

Nel 2010, il pil del nostro paese era di 1.548.816 mln €

Nello stesso anno, la spesa pubblica complessiva era stata di 793.513 mln €

Nel 2010, la spesa pubblica ha inciso sul pil per il 51%

Provate a immaginare cosa significhi per il nostro benessere sottrarre parte dell’apporto della spesa pubblica al prodotto nazionale lordo. Ma di quanto intendono ridurre la spesa pubblica questi fantasmi sfuggiti dalle discariche del passato? Di molto, se consideriamo insieme al baubau sul debito pubblico l’altra proposta dellIBL, quella dell’aliquota unica al 25%. Attualmente le aliquote sono cinque:

Di quanto si ridurrebbero le entrate dello stato fosse attuata tale proposta (che poi è quella del centro destra)? Ve lo dico con le parole di Leonardo Mazzei che alla proposta ha dedicato un denso, documentato e articolato articolo pubblicato su sollevazione:

L’Istituto presieduto da Nicola Rossi ammette minori entrate per 95,4 miliardi, da compensare con 64,2 miliardi di minori uscite già indicate nel testo ed altri 31,2 miliardi da ottenersi con un’ulteriore spremuta di spending review.

Ma cosa significa per la nostra vita concreta una tale riduzione della spesa pubblica? Ve lo dico con due grafici tratti da Stato sociale, politica economica e democrazia, curato da Paolo Ramazzotti:

 

 

Il livello della spesa pubblica ha una relazione diretta con l’occupazione. Insomma, dovete scegliere: o vi preoccupate della spesa pubblica o vi preoccupate dell’occupazione. Così come dovete scegliere se preoccuparvi del debito pubblico o del risparmio privato:

 

e anche nell’esotico Pakistan è così:

 

Insomma, mettetela come volete, ma senza il debito pubblico saremmo letteralmente nella kakka.

Se fate parte di quell’80% di Italiani che devono accontentarsi del 30% della ricchezza nazionale, dovreste difendere con le unghie e con i denti il debito pubblico, invece di farvi terrorizzare dai pannelli esposti all’entrata delle stazioni dagli hayekiani nostrani.

Il vero problema non è nel debito pubblico, ma nella “denazionalizzazione” della moneta (il titolo del testo da cui ho tratto la citazione di Hayek è, guarda caso, La denazionalizzazione della moneta), nella sottrazione della sovranità statale sulla moneta a cui ha lavorato con pazienza e successo il grande capitale anglosassone e centroeuropeo che in quel 20% di ricconi italiani ha trovato e trova un umanissimamente interessato alleato (umanissimo, perché è normale, ce lo si può aspettare e sarebbe strano il contrario, che quel 20% curi i suoi interessi; siamo noi dell’80% che siamo strani). Sottraendo la sovranità monetaria allo stato, lo hanno costretto a prendere in prestito il denaro dalle banche private, come una comunissima azienda privata (lo stato-azienda), e a pagare gli interessi. In Italia questo passaggio è stato attuato nel 1981 dall’accordo tra Andreatta e Ciampi che ha reso indipendente la banca centrale italiana dal Tesoro. È da quel momento che il debito è schizzato in alto sospinto dalle spese in interessi. È da quel momento che un’intera classe dirigente, che negli anni precedenti aveva cominciato a sperimentare e praticare timidamente e per buona parte inconsapevolmente (come un autista che guida una macchina senza sapere una ciccia di come il suo motore funzioni) la sovranità dello stato sulla moneta, comincia a morire, senza neanche sospettare di avere gli anni contati o forse inconsapevole delle forze schierate contro di lei o forse illusa di poterle costringere a scendere a patti con lei o di reggerne l’urto.

Capire questi passaggi e non farsi intrappolare dagli incantesimi delle fattucchiere neoliberiste non risolverà certo magicamente i nostri problemi. Le forze che appoggiano i sacerdoti italiani della religione del libero mercato, che ha nella colpa del debito da espiare il suo massimo strumento incantatorio, quelle forze, dicevo, sono estremamente potenti, abili nella manipolazione delle menti, votate al male e pronte a tutto.

Sarà dura.

 

P.S. nel sito del Pedante, potete trovare un controcontatore, quello dei soldi che l’Italia sta regalando all’Europa a partire dal 2000. Chi di contatore ferisce …

 

Informazioni su sandroarcais

I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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2 risposte a Terrorismo psicologico neoliberista

  1. Pingback: Compagni dai campi… e dalle officine….. | Pensieri provinciali

  2. F.Borgese ha detto:

    Sono di un’indecenza senza limiti, ma in fondo questi sono anche segnali che indicano come il sistema sia in difficoltà e senta la pressione addosso.

    Piace a 1 persona

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