Il debito mondiale agregato

Siccome questo è un sito provinciale, invece di affrontare la questione del debito pubblico italiano, questo post getta lo sguardo sul debito aggregato mondiale. E lo fa attraverso quattro articoli.

Nel primo imparerete che il debito pubblico mondiale è solo il 27% del debito totale detenuto da Stato, imprese, banche e famiglie (il debito aggregato, appunto). Quello italiano raggiunge all’incirca il 37% (calcolo mio sui dati riportati in questo articolo del Sole24Ore).

Nel secondo, l’articolo del Sole24Ore già citato, scoprirete che se si cumulano tutte le tipologie di debito, allora, udite udite, l’Italia si pone nell’esatta media europea. Ma anche questo grafico, tratto da qui, dice cose molto interessanti in proposito:

La domanda allora è: perché tutto questo accanimento degli avvoltoi filotedeschi di Bruxlino contro la versione pubblica del debito? Forse perché nella visione neo-ordo-liberista prevalente a Bruxlino non c’è assolutamente nessuna differenza tra i due, visto che il debito pubblico è equiparato esattamente al debito dei privati. Del resto, esiste forse sostanziale differenza tra un’azienda che si indebita con le banche private e uno stato che si indebita con le banche private? Nessuna, se politicamente si sceglie di trasformare tale visione (leggi, ideologia totalitaria) in realtà. Salvo poi spacciare il tutto per naturale piuttosto che artificiale.

Nel terzo, troverete un grafico, questo,

che vi mostra l’andamento della percentuale del pil impiegato a livello mondiale per pagare gli interessi sul debito pubblico. Al 2016 era quasi il 10%. Ecco, avete una visione semplice e chiara di cosa vuol dire il prevalere dell’economia finanzanziaria sull’economia reale. E del perché i crediticrati non vogliono mollare l’osso, né negli USA né in Italia.

Il quarto, vi informa che il debito mondiale si sta proiettando verso la fantasmatica cifra dei 4.000.000.000.000.000 di dollari. Detto in altro modo, sarebbero quattro mila miliardi. Detto in altro modo, sono il sintomo di un capitalismo in perenne crisi da sovraproduzione. Detto ancora altrimenti, sono un vulcano pronto a scoppiare.

Il rimedio?

Non c’è dubbio che l’incapacità di affrontare i problemi del debito eccessivo e il comportamento negligente o criminale delle banche, o di riformare radicalmente i modelli economici imperfetti, hanno posto le basi per un crollo ancora peggiore di quello di un decennio fa. La vera via d’uscita da questo pasticcio a medio-lungo termine (non ci sono più rimedi a breve termine) è di trasformare radicalmente le economie, ridurre i poteri sproporzionati e incontrollati delle corporation sui lavoratori, eliminare il loro controllo sui media, sui politici e sulle leve del potere politico, limitare le attività alle quali le banche sono autorizzate a partecipare e creare beni e servizi che siano diritti umani fondamentali – acqua, energia, edilizia abitativa e istruzione – di nuovo accessibili. Queste riforme non arriveranno da governi o partiti neoliberisti, capitalisti, ma dal potere della gente incanalato attraverso organi progressisti della sinistra che sono disposti ad attuare soluzioni radicali. Dopotutto, la malattia che affronta il mondo sviluppato è di una gravità senza precedenti e non può essere curata trattando i sintomi piuttosto che la patologia sottostante. (Tigran Kalaidijan)

Chi trova l’unico punto debole di questa ultima citazione lo può indicare nei commenti. Non vince nulla, ma darà segno di essere molto attento a quello che sta succedendo oggi nel nostro paese e al totale scombussolamento delle certezze in cui siamo costretti a operare.

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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