Washington ha dichiarato: o Egemonia o Guerra

Se me l’avessero detto, 30-40 anni fa, quando con un gruppo di amici riuscimmo a portare sulle vie di una piccola cittadina alla periferia dell’impero occidentale circa tremila persone a marciare contro l’installazione dei missili nucleari americani in territorio italiano, se me l’avessero detto, dico, che saremmo arrivati alle soglie di un devastante conflitto nucleare, e il tutto nella indifferenza generale delle popolazioni dell’Occidente, di sicuro non ci avrei creduto. Allora eravamo ancora uomini liberi, felicemente disconnessi e con poca o nulla tv nelle nostre connessioni neuronali. Ora invece mi sento tanto parte di una razza in estinzione. Ma non senza lasciare la mia piccola testimonianza. E quindi, ancora un post di Paul Craig Roberts.

di Paul Craig Roberts

… gli sforzi del governo russo di trattare con l’Occidente sulla base di prove e leggi sono futili. Esiste solo una politica estera occidentale ed è quella di Washington. La “diplomazia” di Washington consiste solo di menzogne ​​e forza. È stata una decisione ragionevole da parte della Russia tentare un impegno diplomatico con l’Occidente sulla base di fatti, prove e legge, ma si è dimostrato inutile. Continuare su questa rotta fallimentare è rischioso, non solo per la Russia, ma per il mondo intero.

In effetti, nulla è più pericoloso per il mondo della stessa illusione della Russia sui “partner occidentali”. La Russia ha solo nemici occidentali. Questi nemici intendono rimuovere il vincolo che la Russia (e la Cina) pongono all’unilateralismo di Washington. I vari episodi messi in scena dall’Occidente, come l’avvelenamento da Skirpal, l’uso siriano di armi chimiche, aerei di linea malesi e false accuse, come l’invasione russa dell’Ucraina, fanno parte dell’intento determinato dell’Occidente di isolare la Russia, negandole qualsiasi influenza, e preparare le distratte popolazioni occidentali per il conflitto con la Russia.

Per evitare la guerra la Russia dovrebbe voltare le spalle, ma non i suoi occhi, all’Occidente, smettere di rispondere a false accuse, sfrattare tutte le ambasciate occidentali e ogni altro tipo di presenza, compresi gli investimenti occidentali e concentrarsi sulle relazioni con la Cina e l’Oriente. Il tentativo della Russia di perseguire interessi reciproci con l’Occidente ha come risultato solo incidenti più orchestrati. L’incapacità del governo russo di completare la liberazione della Siria ha dato a Washington territorio siriano da cui riaccendere il conflitto. L’incapacità di accettare Luhansk e Donetsk nella Russia ha fornito a Washington l’opportunità di armare e addestrare l’esercito ucraino e rinnovare l’assalto alle popolazioni russe dell’Ucraina. Washington ha guadagnato molti delegati per le sue guerre contro la Russia e intende usarli per logorare la Russia. Israele ha chiesto a Washington di rinnovare gli attacchi contro l’Iran, e Trump si sta conformando. La Russia affronta attacchi simultanei contro la Siria, l’Iran, le Repubbliche di Donatsk e di Luhansk, insieme ai problemi nelle ex repubbliche dell’Asia centrale e alle crescenti accuse da Washington e dalla NATO.

I neoconservatori impazziti, come John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, pensano che la Russia sarà piegata dalle tensioni, implorerà la pace e accetterà l’egemonia degli Stati Uniti. Se questa ipotesi non è corretta, l’esito delle azioni ostili di Washington contro la Russia sarà probabilmente una guerra nucleare. [Io non sto] parlando né a favore di Washington né della Russia, ma a favore dell’umanità e di tutta la vita contro la guerra nucleare.

Come il governo russo possa ignorare l’apertamente affermato obiettivo dell’egemonia degli Stati Uniti nella Dottrina Wolfowitz del 1992 è un mistero. La dottrina Wolfowitz afferma che l’obiettivo primario degli Stati Uniti è “prevenire il riemergere di un nuovo rivale, sul territorio dell’ex Unione Sovietica o altrove, che rappresenti una minaccia dell’ordine di quella posta in precedenza dall’Unione Sovietica.” La dottrina sottolinea che “questa è una considerazione dominante alla base della nuova strategia di difesa regionale e richiede che ci sforziamo di impedire a qualsiasi potenza ostile di dominare una regione le cui risorse, sotto controllo consolidato, sarebbero sufficienti per il potere globale generale.” Nel Medio Oriente e nell’Asia sud-occidentale, “l’obiettivo prioritario di Washington è rimanere il potere esterno predominante nella regione e preservare l’accesso degli Stati Uniti e dell’Occidente al petrolio della regione.” La dottrina afferma anche che gli Stati Uniti agiranno per frenare le presunte “aspirazioni egemoniche” dell’India nell’Asia Meridionale, e minaccia potenziali conflitti che richiedono un intervento militare con Cuba e la Cina.

Per “minaccia” Wolfowitz non intende una minaccia militare. Per “minaccia” intende un mondo multipolare che limita l’unilateralismo di Washington. La dottrina afferma che gli Stati Uniti non permetteranno alternative all’unilateralismo americano. La dottrina è una dichiarazione secondo cui Washington ha intenzione di avere l’egemonia su tutto il mondo. Non c’è stato nessun ripudio di questa dottrina. In effetti, vediamo la sua attuazione nella lunga lista di false accuse e demonizzazioni della Russia e del suo leader e nelle false accuse contro Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Somalia, Yemen, Venezuela, Cina, Iran e Corea del Nord.

Se la Russia vuole far parte dell’Occidente, dovrebbe rendersi conto che il prezzo è la stessa perdita di sovranità che caratterizza gli stati vassalli europei di Washington.

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Dal lavoro gratuito al lavoro pagato (dal lavoratore)

In un post odierno (14 marzo 2018) Bill Mitchell affronta il cancro moderno del lavoro gratuito che si infila nel sistema di istruzione e ne snatura la missione. Ora, il lavoro gratuito sta raggiungendo persino la forma del lavoro pagato (pagato dal lavoratore!). Parla della situazione australiana, ma sembra parlare di noi.

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Questa mattina ho fatto un’intervista radiofonica all’emittente nazionale (ABC) sulla crescente diffusione di esperienze lavorative non retribuite. Era chiaro che l’intervistatore pensava che l’esperienza lavorativa fosse una buona cosa. Ho indicato che si trattava di una malattia strisciante che è diventata parte del programma neoliberale per erodere i diritti dei lavoratori. In Australia, questa malattia si è trasformata in un esercizio di spostamento dei costi in cui i datori di lavoro hanno spostato la loro responsabilità nell’addestramento della forza lavoro al sistema di istruzione pubblica e ora chiedono il pagamento agli studenti per consentire loro di intraprendere la cosiddetta “esperienza lavorativa”. Questa pratica è sempre più integrata in programmi educativi che compromettono la qualità dell’istruzione. Ma mentre è rivestita con potenti descrizioni come “preparare la nostra gioventù per un futuro eccitante”, si tratta di qualcosa di più che di lavoro non pagato. L’ultima edizione è che ora le persone pagano per lavorare gratuitamente. I nostri sindacati sono in gran parte silenziosi su questo scandalo.

Ora paghiamo per lavorare gratis!

L’intervista è stata motivata da un rapporto pubblicato ieri (13 marzo 2018) nei quotidiani del gruppo Fairfax – Le aziende difendono l’addebito di $ 1000 per tirocini non retribuiti – che documenta come:

Studenti e laureati stanno sborsando $ 1000 per intraprendere tirocini non retribuiti con una percentuale di successo di uno su 64 di ottenere un lavoro a tempo pieno e che non si svolge nemmeno presso la società.

A loro dire:

… le aziende coinvolte insistono che stanno semplicemente fornendo la formazione che le università non sono riuscite a fornire per preparare gli studenti laureati in tecnologia, business e ingegneria per il mondo del lavoro reale.

Questa è stata una strisciante malattia neoliberale negli ultimi decenni.

Quando ci sono abbastanza posti di lavoro per soddisfare i desideri di lavoro della forza lavoro (posti vacanti che superano i lavoratori sottoutilizzati), le imprese devono assumersi la responsabilità per lo sviluppo di competenze specifiche sul lavoro all’interno dei loro luoghi di lavoro.

Questa era l’era della piena occupazione.

Era il tempo in cui le istituzioni educative istruivano su ciò che era destinato a preparare le persone a funzionare e contribuire a una società sofisticata – con ciò intendo sviluppate capacità di pensiero critico, capacità decisionali e una consapevolezza generale della letteratura.

La formazione professionale, in quanto erogata al di fuori dell’ambiente di lavoro retribuito, era sviluppata all’interno di istituti tecnici.

C’era una chiara distinzione tra istruzione e formazione.

Si era anche capito che la minore produttività dei lavoratori durante il periodo di formazione sarebbe stata compensata da un salario più basso di quello che avrebbero ricevuto una volta completato il periodo del contratto di formazione.

Con l’inasprirsi della presa neoliberale, la distinzione tra istruzione e formazione è diventata confusa e le università si sono abbassate a offrire più corsi di tipo professionale.

La pressione delle multinazionali sui governi e le autorità educative ha visto una maggiore contaminazione dei corsi di istruzione con materiale progettato esclusivamente per promuovere il profitto privato piuttosto che fornire istruzione generale.

Ora abbiamo la situazione assurda in cui il curriculum universitario richiede il lavoro non retribuito obbligatorio nelle aziende come parte dei programmi educativi.

L’ultima edizione di questa malattia strisciante sta nel fatto che le multinazionali ora stanno facendo pagare agli studenti la possibilità di lavorare gratis nel nome di “esperienza lavorativa”.

Ora abbiamo situazioni ridicole in cui le università hanno intrapreso una formazione professionale per esempio per gli infermieri, formalmente formati all’interno del sistema ospedaliero, e le autorità sanitarie che chiedono alle università di pagare per i tirocini come parte dei requisiti di esperienza lavorativa in questi corsi.

Dalle evidenze della ricerca emerge chiaramente che questa nuova era del “lavoro non retribuito” non porta a risultati superiori per gli studenti una volta laureati e inseriti nella forza lavoro in modo più permanente.

I cosiddetti tirocini non sono altro che lavoro gratuito per le società che cercano profitto e altri che dovrebbero pagare i lavoratori che lavorano all’interno delle loro imprese.

Preoccupa che il movimento sindacale ha appena battuto un ciglio a questa malattia strisciante.

Ma con oltre il 15% della forza lavoro disponibile sottoutilizzata (disoccupata o sottoccupata), l’equilibrio di potere è saldamente nelle mani del datore di lavoro che può trasferire tutte le responsabilità di formazione al sistema di istruzione finanziato pubblicamente e richiedere pagamenti da giovani futuri lavoratori alla disperata ricerca di un appiglio per un lavoro futuro.

Questo spostamento dei costi ha anche minato la qualità dei nostri sistemi educativi.

La soluzione è quella di garantire che le politiche governative creino mercati del lavoro molto stretti (piena occupazione), il che costringerà le responsabilità della formazione ai datori di lavoro.

Il problema è che l’attuale politica del governo crea deliberatamente questo enorme spreco di lavoro e disperazione tra i nostri giovani.

 

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Compagni dai campi… e dalle officine…..

Massimo Luca Climati è un amico. Quella che segue è una lettera aperta agli “identitaria tardivi”. Insieme a Luca e ad altri amici abbiamo dato vita a un cantiere: un centro studi che abbiamo scelto di chiamare “Patriottismo Costituzionale”. Tutti quanti insieme abbiamo deciso di partecipare alle imminenti elezioni nelle file della Lista del Popolo. Pur con tutti i limiti che questo progetto presentava e ci ha rivelato, abbiamo considerato che era l’unica proposta politica che mettesse esplicitamente al centro la Costituzione del ’48. E questo ci è bastato. Per ora.

Tutti noi proveniamo da storie “di sinistra”. Tutti noi però abbiamo aperto gli occhi sui limiti strutturali della cultura della sinistra occidentale, sfociata nel liberismo economico, nelle politiche antipopolari e nel disprezzo del popolo, nella svendita del paese e della sua economia, nella chiusura nel recinto dei diritti civili e della parcellizzazione identitaria, nell’internazionalismo astratto, nell’europeismo o nell’altreuropeismo, nel noborderismo e nell’autorazzismo, nell’assoluto disinteresse e idiosincrasia nei confronti dell’interesse nazionale.

Io personalmente penso che la cultura di questa sinistra (moderata, riciclata o estrema) sia un ostacolo alla messa a fuoco dei problemi del momento e alla costituzione di una forza popolare che possa minimamente sperare di avere la forza di sconfiggere e mettere la briglia a quelle “forze … estremamente potenti, abili nella manipolazione delle menti, votate al male e pronte a tutto”, sia italiane che straniere, che vincono facile grazie allo stallo e all’impotenza culturale di chi dovrebbe combatterli.

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(lettera agli “identitari tardivi”)

di MASSIMO LUCA CLIMATI

 

Carissimi identitari, rivoluzionari e “marxisti immaginari”

Voi che vi imbonite l’animo illudendovi di praticare una lotta di classe con modalità novecentesche.

Voi pochi, tanti , in buona fede.

Voi che temete, come i gatti l’acqua, il termine Nazione o Sovranità Nazionale, salvo dimenticare la sua connotazione in ogni Patria attaccata dal Satana finanz-capitalista, dal Vietnam di Ho Chi Minh al Venezuela di Chavez, al Chile di Allende o all’Africa dei Semkara e dei Ben Barka , Lumumba o Neto.

Voi vi ostinate a non vedere che oggi lo scontro con le multinazionali ed il capitale finanziario, una vera Idra a mille teste, è oggettivamente cento volte più arduo che quello che vide Gesù il Galileo confrontarsi con il Sinedrio e l’impero Romano e non può avvenire su coniugazioni da “secolo breve”, poiché non esistono più le condizioni di allora, dopo il 1989.

Voi vedete fascisti dappertutto, tranne i fantasmi sorgere ed incarnarsi da nuove repubbliche di Weimar redivive, tartassanti nuovi classi medie, nuovi trattati di Versaglia, regalare a quelli veri, in carne ed ossa, funzionali al nemico come spauracchio consunto, un Popolo che è il Nostro!

Non cogliere l’oppressione del politicamente corretto, della separazione di genere, di tutte le corbellerie dei diritti civili che sovrastano quelli Veri e Sociali, vuole dire rinunciare alla propria Storia; soprattutto rinunciare a Vincere e a proporre un’alternativa.

Un Nuovo Sogno da mangiare ed un nuovo Sole dell’Avvenire.

L’eutanasia del morire sereni abbracciati con il proprio orsacchiotto-feticcio tranquillizzante, coerenza a buon mercato, piuttosto che affrontare il nemico oltre le Colonne d’Ercole di uno scenario politico superato ed inefficace, è così “inevitabile”.

Essere oggi….. o non essere….. affrontare con le opportune armi politiche lo scontro con l’oppressore reale, le multinazionali, la UE, L’OCCIDENTE -BABILONIA, LE PLUTOCRAZIE, LE BANKE, oppure scegliere il rassicurante oblio? Ri-nascere, fallire, per fallire ancora, senza paura, di sconfitta in sconfitta, comprendendo che da ogni tappa, con fatica, potrà in salita ri-nascere un futuro per chi è pre-destinato a venire generazionalmente dopo di noi?

Penso che il Dopo, sia ancora, cari sorelle e fratelli identitari in buona fede, più importante del nostro misero e triste oggi.

Voglio ancora sorridere al futuro. Umanamente.

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Terrorismo psicologico neoliberista

Dal 12 febbraio, quei fondamentalisti del libero mercato dell’Istituto Bruno Leoni hanno appeso all’ingresso delle stazioni di Milano e Roma un contatore che intrattiene piacevolmente i viaggiatori sull’andamento del debito pubblico italiano.

 

L’esperienza che sperimentano gli indaffarati viaggiatori in partenza dalle due capitali della repubblica italiana è più o meno questa:

 

Sul loro sito, nella pagina dedicata a questa simpatica campagna, che hanno intitolato, con la loro inconfondibile sensibilità democratica, #ognipromessaèdebito, questi morti viventi, usciti dalle loro tombe in cui erano stati sotterrati dai cumuli di macerie di ben due guerre mondiali, scrivono che i due maxischermo sono

il modo attraverso cui il nostro Istituto vuole contribuire alla campagna elettorale. (…) Non c’è bisogno di spiegare il gioco di parole: ogni rigo dei programmi dei partiti che contenga l’impegno ad aumentare la spesa o tagliare le tasse senza contestualmente trovare adeguata copertura andrà a ingrossare il debito pubblico. Ogni promessa fa debito. E il messaggio che il debito lancia agli italiani così come agli osservatori stranieri è semplice: ogni euro di maggiore debito, che si vada ad aggiungere agli oltre 2.280 miliardi già accumulati, è un euro di maggiori tasse domani. La consapevolezza che prima o poi il debito andrà ripagato è il principale vincolo alla crescita italiana, il più forte freno agli investimenti e la più pesante eredità per le generazioni future. È singolare che sia anche il tema più trascurato della campagna elettorale.

Parole che, detto per inciso, dimostrano la stessa sensibilità democratica (ma più latamente ed empaticamente umana) che possiamo trovare in queste parole del padre di tutti gli zombi che infestano il nostro presente, Fiederich Von Hayek: l’unico modo per bloccare il processo mediante il quale si compera il sostegno della maggioranza garantendo speciali benefici a gruppi di clientes sempre più numerosi, portatori di interessi particolari, sta nel fatto che la gente capisca che dovrà pagare sotto forma di tasse esplicite … tutto ciò che il governo può spendere.

Per poi aggiungere, sfoderando la loro formidabile logica da buoni padri di famiglia altoborghese fineottocentesca:

la matematica non è un’opinione: per ridurre il debito bisogna tagliare la spesa e portare il Paese in una condizione di pareggio di bilancio strutturale

Tutte queste affermazioni si basano su almeno due princìpi arbitrari: che lo stato sia una azienda che, come tutte le aziende private, deve indebitarsi con le banche private, e quindi deve farsi pagare i servizi e gli investimenti che eroga con le tasse che raccoglie (il tutto maggiorato dagli interessi e, perché privarcene?, dal margine di profitto). E se andiamo ancora più a fondo, troviamo due idee correlate che sostengono i due princìpi precedenti: che il mercato e la libera dinamica dei prezzi assicuri un efficiente ed efficace utilizzo delle risorse, mentre lo stato democratico ne fa un utilizzo inefficiente perché condizionato dalle pretese particolari dei suoi cittadini (noterete quanto in profondità sia penetrata questa seconda idea nella mente degli Italiani sin dall’inizio degli anni Novanta, e capirete certo le basi del successo del progetto di Grillo, e quanto pericoloso sia).

Ora, a quanti dei lettori di questo post non facciano parte di quel 20% di italiani che possiedono poco meno del 70% della ricchezza nazionale (nel qual caso capirei il vostro eventuale neoliberismo, che siate consapevoli o meno del fatto che si tratta di una mistificazione bella e buona della realtà),

propongo un esperimento mentale.

Nel 2010, il pil del nostro paese era di 1.548.816 mln €

Nello stesso anno, la spesa pubblica complessiva era stata di 793.513 mln €

Nel 2010, la spesa pubblica ha inciso sul pil per il 51%

Provate a immaginare cosa significhi per il nostro benessere sottrarre parte dell’apporto della spesa pubblica al prodotto nazionale lordo. Ma di quanto intendono ridurre la spesa pubblica questi fantasmi sfuggiti dalle discariche del passato? Di molto, se consideriamo insieme al baubau sul debito pubblico l’altra proposta dellIBL, quella dell’aliquota unica al 25%. Attualmente le aliquote sono cinque:

Di quanto si ridurrebbero le entrate dello stato fosse attuata tale proposta (che poi è quella del centro destra)? Ve lo dico con le parole di Leonardo Mazzei che alla proposta ha dedicato un denso, documentato e articolato articolo pubblicato su sollevazione:

L’Istituto presieduto da Nicola Rossi ammette minori entrate per 95,4 miliardi, da compensare con 64,2 miliardi di minori uscite già indicate nel testo ed altri 31,2 miliardi da ottenersi con un’ulteriore spremuta di spending review.

Ma cosa significa per la nostra vita concreta una tale riduzione della spesa pubblica? Ve lo dico con due grafici tratti da Stato sociale, politica economica e democrazia, curato da Paolo Ramazzotti:

 

 

Il livello della spesa pubblica ha una relazione diretta con l’occupazione. Insomma, dovete scegliere: o vi preoccupate della spesa pubblica o vi preoccupate dell’occupazione. Così come dovete scegliere se preoccuparvi del debito pubblico o del risparmio privato:

 

e anche nell’esotico Pakistan è così:

 

Insomma, mettetela come volete, ma senza il debito pubblico saremmo letteralmente nella kakka.

Se fate parte di quell’80% di Italiani che devono accontentarsi del 30% della ricchezza nazionale, dovreste difendere con le unghie e con i denti il debito pubblico, invece di farvi terrorizzare dai pannelli esposti all’entrata delle stazioni dagli hayekiani nostrani.

Il vero problema non è nel debito pubblico, ma nella “denazionalizzazione” della moneta (il titolo del testo da cui ho tratto la citazione di Hayek è, guarda caso, La denazionalizzazione della moneta), nella sottrazione della sovranità statale sulla moneta a cui ha lavorato con pazienza e successo il grande capitale anglosassone e centroeuropeo che in quel 20% di ricconi italiani ha trovato e trova un umanissimamente interessato alleato (umanissimo, perché è normale, ce lo si può aspettare e sarebbe strano il contrario, che quel 20% curi i suoi interessi; siamo noi dell’80% che siamo strani). Sottraendo la sovranità monetaria allo stato, lo hanno costretto a prendere in prestito il denaro dalle banche private, come una comunissima azienda privata (lo stato-azienda), e a pagare gli interessi. In Italia questo passaggio è stato attuato nel 1981 dall’accordo tra Andreatta e Ciampi che ha reso indipendente la banca centrale italiana dal Tesoro. È da quel momento che il debito è schizzato in alto sospinto dalle spese in interessi. È da quel momento che un’intera classe dirigente, che negli anni precedenti aveva cominciato a sperimentare e praticare timidamente e per buona parte inconsapevolmente (come un autista che guida una macchina senza sapere una ciccia di come il suo motore funzioni) la sovranità dello stato sulla moneta, comincia a morire, senza neanche sospettare di avere gli anni contati o forse inconsapevole delle forze schierate contro di lei o forse illusa di poterle costringere a scendere a patti con lei o di reggerne l’urto.

Capire questi passaggi e non farsi intrappolare dagli incantesimi delle fattucchiere neoliberiste non risolverà certo magicamente i nostri problemi. Le forze che appoggiano i sacerdoti italiani della religione del libero mercato, che ha nella colpa del debito da espiare il suo massimo strumento incantatorio, quelle forze, dicevo, sono estremamente potenti, abili nella manipolazione delle menti, votate al male e pronte a tutto.

Sarà dura.

 

P.S. nel sito del Pedante, potete trovare un controcontatore, quello dei soldi che l’Italia sta regalando all’Europa a partire dal 2000. Chi di contatore ferisce …

 

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Gli Inglesi, Pinochet, e i nostri giornaloni.

Tre collegamenti a materiale relativo all’appoggio inglese al colpo di stato di Pinochet in Cile.

I documenti inglesi desecretati e resi pubblici dallo storico inglese Mark Curtis.

Un bellissimo articolo di Bill Mitchell sullo stesso argomento.

Un articolo su Sputnicknews sempre sullo stesso argomento.

 

E i grandi giornaloni italiani?

 

La Repubblica delle Banane: non pervenuto.

 

La Stampa di Regime: non pervenuto

 

Il Corriere della Serva: non pervenuto

 

Lo Zerbino del Padrone: non pervenuto

 

Se vi accontentate, ci sarebbe l’Antidiplomatico:

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Denaro facile e inflazione

Viviamo in un mondo in cui il rafforzamento dell’economia (e quindi l’aumento dell’occupazione) è un problema. Viviamo nel fantastico mondo del capitalismo sfrenato. Come alla fine dell’Ottocento. O nei primi trent’anni del Novecento. Con una differenza: che ora, in fondo in fondo, anche LORO sanno quali sono le conseguenze per chi guida una macchina senza freni. Ma in fondo “loro sperano che se la cavano”. E nel mentre mentono sapendo di mentire.

contro analisi

Volete capire cosa sia il neocapitalismo e smascherarne i trucchi retorici? Leggete i commenti di CNN sul crollo della borsa. La cui causa sarebbe la preoccupazione, cito, “che un ulteriore rafforzamento dell’economia possa far partire l’inflazione, assente negli ultimi nove anni; il che costringerebbe la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse”.
Che significa? Significa che dalla crisi del 2008, ininterrottamente, chi aveva capitali o sapeva come procurarseli (ai ricchi, le banche li offrivano a costo zero o quasi) ha fatto un sacco di soldi mentre il costo del lavoro e delle materie prime è restato uguale o è calato, determinando l’impoverimento dei lavoratori e della classe media, oltre che il saccheggio dell’ambiente e dei beni comuni. Si capisce che l’ineguaglianza economica sia aumentata oscenamente, con la complicità dei media e dei partiti liberisti di destra e di quelli di sinistra (in Italia, berlusconiani e piddini, che se…

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Nessuno tocchi il compagno Zuckerberg

Nel post precedente scrivevo dell’attacco a Facebook lanciato recentemente da due dei suoi fondatori e da sua eminenza (grigia) SoroS. Una utente ha commentato l’articolo con queste parole:

È anche un forte distrattore ossia fornisce stimoli visivi tali per cui l attenzione non si ferma su nulla quindi non si ritiene nulla e apprendimento e memoria vengono sollecitati sterilmente. Le notifiche in quadratino rosso sono il distrattore peggiore perché cadono alla periferia del campo visivo e sono salienti a livello motivazionale perché costituiscono il feedback gratificante di cui parla lei nell’articolo. Questo inficia tutti i meccanismi cognitivi principali facendo funzionare il cervello come una macchina accelerata al massimo con il freno a mano innescato.

Ora, ripeto, se volete parlare male di Facebook, io voglio essere il primo a farlo. Sospetto che i social, insieme alla pubblicità, ai cartoni animati dai ritmi indiavolati e ai media per immagini in genere, associati all’età sempre più bassa in cui i bambini vi entrano in contatto, sia alla base di una involuzione nelle capacità di astrazione, soprattutto linguistica, e di attenzione che chi vive a stretto contatto con le giovani generazioni (come me) sperimenta anno dopo anno (su questo fenomeno ha scritto parole illuminanti Giovanni Sartori nel suo Homo videns).

Tuttavia, il tema del mio post non era questo.

Quello che volevo fare notare era la stranezza della contemporaneità dell’attacco dei due ex collaboratori di Zuckerberg, il novembre del 2017, della grande risonanza che queste dichiarazioni hanno avuto sui media tradizionali, e il fatto che ai due si sia subito associato George il palindromo, nella riunione dei padroni del mondo che si tiene ogni anno a Davos. L’argomentazione principale adottata dai tre è praticamente la stessa: il meccanismo della ricompensa facile e immediata su cui è costruito Facebook e tutti gli altri social crea dipendenza e ha effetti negativi sul tessuto sociale. Tutto vero, ma la critica non si ferma qui. Ed è qui che la cosa si fa interessante.

Afferma Chamath Palihapitiya (la trascrizione del suo intervento davanti agli studenti della Stanford University la trovate su byoblu.com)

Gli stimoli di feedback a breve termine, basati sulla dopamina, che abbiamo creato, stanno distruggendo il modo in cui la società funziona: nessuna coscienza civile, nessun senso di cooperazione, disinformazione, falsità… (la sottolineatura è mia)

E subito dopo un riferimento preciso buttato lì come cosa scontata

E non si tratta di un problema americano, non si tratta delle pubblicità dei russi: questo è un problema globale. (la sottolineatura è sempre mia)

E quando l’ex presidente di Facebook fa un esempio concreto delle conseguenze sociali dei social, l’esempio è questo:

Prendiamo come esempio quella bufala su Whatsapp, dove in qualche villaggio in India la gente aveva paura che i suoi figli potessero venire rapiti. Il risultato è che abbiamo assistito a dei linciaggi! Le persone facevano i “vigilantes“, andavano in giro pensando di aver trovato il colpevole… Insomma: siamo seri? Ecco, questo è ciò con cui abbiamo a che fare!

Cosa pensate sia rimasto nella testa degli studenti della Stanford University alla fine di questa tirata? Che il meccanismo del feedback e della soddisfazione immediata su cui si basa Facebook crea personalità dipendenti, fragili, disattente, sempre altrove rispetto al qui e ora, oppure che i social siano veicoli di notizie false e fonte di manipolazione? E se poi ponete l’intervento di Chamath Palihapitiya sullo sfondo di tutta la guerra dei media tradizionali a Trump susseguente alla sua elezione e alla polemica montata contro i social media, e Facebook in particolare, per il loro presunto ruolo nella sua vittoria, tutte cose che gli studenti della Stanford University conoscono bene, e che di sicuro conoscono soprattutto attraverso quegli stessi media tradizionali, ripeto: cosa pensate sia rimasto nella testa degli studenti della Stanford University alla fine del discorso di Chamath Palihapitiya?

Lo stesso schema è stato usato da SoroS nel suo intervento a Davos. Prima il fumo:

Le social media companies “ingannano i loro utenti manipolando la loro attenzione e dirigendola verso i loro obiettivi commerciali, provocando deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono, il che è molto pericoloso soprattutto per gli adolescenti”.

Poi l’arrosto:

Ma non è solo questo: “nella nostra era digitale le social media companies stanno inducendo le persone ad abbandonare la loro autonomia. E le persone senza libertà di pensiono possono essere manipolate con facilità. È un pericolo attuale e ha già svolto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali americane“. (anche in questo caso la sottolineatura è mia)

Il bue che dice cornuto all’asino.

Ricordate la Botteri all’indomani della vittoria di Trump? L’ideale di SoroS, evidentemente, è

una stampa … compatta e unita contro un candidato

e la sua più grande preoccupazione (la stessa della inconsapevole Giovanna) è per

una stampa che non ha più forza e non ha più peso in questa società americana

E come non collegare le uscite pubbliche recenti e praticamente contemporanee contro Facebook, con tutta l’orgia, anche italiana, contro bufale e fake news?

Il compagno Zuckerberg si trova in un bel pasticcio: da una parte ha creato un meccanismo che può controllare sino a un certo punto (oltre il quale rischia di danneggiare il suo modello di business), dall’altra è posto sotto una straordinaria pressione da parte dei padroni del mondo (di cui SoroS è il ragazzino delle commissioni). Al compagno Zuckerberg, dunque, deve andare tutto il nostro sostegno e la nostra attiva solidarietà.

Lunga vita al compagno Zuckerberg! Lunga vita a Facebook!

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Epilogo. Il fatto è che in tutta questa storia io vedo all’opera lo stesso medesimo schema utilizzato da anni dal grande capitale e dai suoi organi di manipolazione di massa per infinocchiare il popolo “progressista e di sinistra” e coinvolgerlo in battaglie che hanno un obiettivo di facciata coerente con i suoi (del popolo “progressista e di sinistra”) valori e ideali civili (l’autonomia di pensiero, il pensiero critico, la difesa delle giovani generazioni dalla manipolazione, ecc.) e un obiettivo, ben più importante, (in questo caso neanche tanto) nascosto (sbarazzarsi di un pericoloso competitore (suo malgrado, lo ammetto) nel controllo e nella manipolazione dell’opinione pubblica). Prima di partecipare alla lotta, chiediamoci se è la nostra lotta, chi la guida e se i suoi obiettivi sono i nostri. Insomma, tra SoroS (il ragazzino delle commissioni del grande capitale) e Zuckerberg, in questo momento, a chi ha veramente a cuore la libertà di espressione e la varietà e indipendenza delle fonti di informazione, con chi conviene schierarsi?

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